La Provincia di Fermo

Piazza del Popolo - Fermo

La provincia di Fermo si estende dal litorale Adriatico ai Sibillini e comprende quaranta comuni che hanno formato i castelli dell’antica Marca Fermana.
Il turista che dal mare sale verso i monti passando per Fermo incontra le tracce dei Piceni, dei Romani, rivive la storia del fascino del Medioevo ai giorni nostri, riscopre mestieri che credeva scomparsi e culmina il suo soggiorno assaporando cibi di cui non ricordava nemmeno più il profumo.

Territorio di un’antica civiltà

Il territorio di Fermo è un museo a tutti gli effetti.
Ovunque si trovano resti di Piceni e Romani, torri medioevali, palazzi gentilizi, castelli e borghi che narrano la vita dell’età comunale. I Piceni sono famosi soprattutto a Grottazzolina e Belmonte dove hanno creato un centro per la lavorazione dell’ambra. Le testimonianze romane le troviamo in particolare a Fermo, dove vi sono le Cisterne Romane, a Falerone, dove troviamo intatto un teatro e resti di ville, a Monte Rinaldo dove si trova un tempio dell’età ellenica. Prima della civiltà comunale i monaci farfensi trasformarono la società edificando castelli ed abbazie. A tal proposito merita una visita Santa Maria Mater Domini di Ponzano.

Spiagge e borghi marinari

Mappa di Fermo

Il litorale è formato da spiagge dorate intervallate da pinete meravigliose ove si diramano piste ciclabili, animati chalet e pittoresche trattorie. Sant’Elpidio, Lido di Fermo, Porto San Giorgio, Marina Palmense, Marina di Altidona, le calette di Pedaso sono una tappa senza ombra di dubbio obbligata. Qui a ridosso delle spiagge troviamo cittadine vivaci e moderne che raccontano la storia della vita marinara. Si tratta infatti di borghi di pescatori e borghi marinari come Porto Sant’Elpidio o Porto San Giorgio. Singolare è il borgo di Torre di Palme, in origine una fortificazione, oggi splendido balcone sul mare circondato da una rigogliosa macchia mediterranea.

Valdaso

Risalendo il corso dell’Aso, passando dai borghi di Altidona e Lapedona a Montelparo fino ai boschi del Vettore, il turista passa attraverso una varietà di paesaggi e colori, di campi di borghi caratteristici. Qui si snodano orti e frutteti, ulivi, vigneti, casolari caratteristici. I borghi sono trincerati dentro mura medievali perfettamente conservati e custodiscono gelosamente abbazie e campanili. Moresco, Monterubbiano sono annoverati tra i borghi più belli d’Italia; non va trascurato Campofilone, Monte Vidon Combatte che regala vedute sino al Gran Sasso, Petritoli, Ortezzano Monte Rinaldo, S. Vittoria in Matenano, Montefalcone che  con i loro castelli e monasteri ricordano l’antica via dei monaci farfensi.

Valtenna

La valle del Tenna è una congiunzione naturale tra mare e monti. Per tale ragione i Romani fecero di Falerio una fiorente colonia.
Il fiume Tenna forma il lago di San Ruffino sulla cui sponda si erge l’abbazia romanica di San Ruffino e Vitale. Il fiume digrada poi tra i campi di girasoli. In questa zona troviamo borghi come Servigliano, città settecentesca a pianta quadrangolare, Falerone che vanta uno splendido teatro romano, Montegiorgio e Belmonte posti uno di fronte all’altro, Magliano, dove troviamo torri imponenti sulla città muraria, Grottazzolina, Rapagnano e Monte Urano oggi vivaci centri di artigianato ed industria.

Valdete

Oltre al Tenna e all’Aso, Fermo è attraversato da due piccoli fiumi: l’Ete Vivo e l’Ete Morto.
L’Ete Vivo, a sud, scende da Monteleone, noto per il fenomeno degli zolfanelli, e lambisce Monsampietro Morico, Montattone, Monte Gilberto e Ponzano, borghi ove l’artigianato e gli antichi mestieri resistono ancora all’industria. A nord passa invece l’Ete Morto, tra Monte Vidon Corrado, Massa Fermana, Montappone, Francavilla d’Ete. Qui hanno spazio le colline dorate di grano, la vita ancora agreste, gli antichi sapori e saperi artigianali come ad esempio la lavorazione dei cappelli di paglia. L’Ete Morto prosegue poi verso Monte S. Pietrangeli, Torre San Patrizio, Montegranaro, Sant’Elpidio a Mare dove i paesaggi ritrovano la modernità e l’industrializzazione rendendo vivo sopratutto il made in Italy della calzatura.

I Monti Sibillini

La leggenda narra che in una grotta sulla vetta del monte Sibilla vivesse una fata benefica o una veggente diabolica. Si dice che nel medioevo un cavaliere errante cercando la propria identità sia sceso nel regno della Sibilla ed abbia visto cose terribili. Le leggende sulla Sibilla, di negromanti e di eremiti, sono molteplici e rievocano allo stesso tempo il sacro e l’orrido. I toponimi lo testimoniano: Infernaccio, Pizzo del Diavolo, Monte Priora. I paesaggi sono sparsi di eremi e santuari e di luoghi fioriti di orchidee che invitano il turista alle escursioni. Il Parco dei Monti Sibillini si snoda infatti per 45 km e tocca i comuni di Amandola e Montefortino anche se le porte di ingresso sono i borghi di Montefalcone e Smerillo dai quali si può godere di splendide visuali sino al litorale.

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